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La tonnara e la mattanza

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La tonnara e la mattanza

Una tecnica di pesca antichissima

Le prime notizie sulle pesca del tonno in Sicilia si devono ad Omero ed a Plinio il Vecchio, ma probabilmente la pratica era già in atto da molti secoli. Furono però gli arabi a perfezionare più tardi questo metodo di pesca, che introdussero su larga scala sulle coste siciliane e spagnole assieme all'uso delle prime tonnare.  Il termine tonnara indica un insieme di reti assemblate in un modo particolare e, per estensione, anche lo specchio di mare in cui esse vengono utilizzate. Le coste del trapanese, in particolare, occupano una posizione privilegiata nell'ambito della pesca al tonno, in quanto sono situate lungo il percorso che i tonni effettuano ogni anno alla ricerca di acque calde e molto salate in cui riprodursi. Il termine mattanza sta ad indicare questo antico metodo di pesca, ma si riferisce più propriamente alla fase finale in cui i tonni vengono arpionati ed issati a bordo, che costituisce un vero e proprio rito che si ripete immutato da secoli. Anche se oggi ha perso gran parte della sua importanza a causa dell'affermarsi di altri metodi di pesca più redditizi ed efficienti, la mattanza viene ancora praticata, anche per difendere l'identità culturale. I tonni lasciano l'Atlantico alla fine di maggio, attraversano lo stretto di Gibilterra e si dirigono verso Biserta, in Tunisia. Da qui risalgono verso la Sicilia occidentale: in quel periodo, il mare delle Egadi è il luogo ideale per la procreazione: temperatura di 17°-18°, elevata salinità e una profondità di solo 20 metri. Già a metà aprile i tonnaroti cominciano a calare in mare una serie di reti dove rimarranno imprigionati i branchi di tonni che lasciano l’oceano per andare a riprodursi nel Mediterraneo, ripetendo sempre il medesimo percorso.  Viene così assemblata la tonnara: le reti formano una serie di camere poste in sequenza da cui i tonni, una volta entrati, non possono più uscire. Le camere comunicano fra loro attraverso delle reti mobili dette porte. Le porte vengono aperte o chiuse in modo tale da spingere i tonni verso l'ultima camera, la camera della morte, che è l’unica ad avere la rete anche sul fondo (il c.d. coppo o leva) e dalla quale non potranno più uscire. Il momento della mattanza dipende dall'arrivo dei tonni, ma anche dalle condizioni del mare, dato che le imbarcazioni che vengono utilizzate, le muciare, non sono in grado di affrontare il mare grosso. La mattanza è sempre guidata da un capo, il rais, parola di chiara derivazione araba. E' il rais che decide quando inizia e quando finisce la mattanza, l'apertura e la chiusura delle camere e la disposizione delle barche. Le nere muciare vengono legate fra loro, in modo tale che possano essere trainate da una sola imbarcazione a motore e si dirigono verso la tonnara al seguito della sciabica del rais. L'ingresso della tonnara è segnato dal Palo di San Pietro, su cui è posta una croce ed alcune immagini sacre, davanti al quale si ferma la sciabica del rais, che si leva il cappello ed inizia a recitare preghiere propiziatorie, imitato dai tonnaroti. Quando il rais si rimette il cappello in capo, le muciare si dispongono secondo le schema prestabilito, mentre la sciabica del rais si colloca al centro dellla camera della morte, assicurata ad altre due imbarcazioni sul lato nord e sud. Lentamente i tonnaroti iniziano ad issare la rete mentre il rais li guida con un fischietto e con gesti delle braccia: è importante che la rete venga issata pari, in modo da evitare che i tonni trovino una via di scampo. Il vociare concitato viene rotto dal canto del cialomatore. Le cialome sono antichissimi canti popolari di origine araba, i quali scandiscono i movimenti dei tonnaroti. La prima cialoma ad essere intonata è Aja Mola, aja mola! (Forza, moro!, secondo alcuni, che Allah, muoia! , secondo altri), un antichissimo motivo arabo il cui ritmo accompagna il movimento dei pescatori che issano la rete e il cui testo è un'invocazione a Gesù Cristo e alla Madonna affinchè favoriscano una buona pesca. Man mano che la rete viene issata, l'acqua inizia a ribollire per il movimento concitato dei pesci. Il rais non da' subito l'ordine di iniziare la mattanza, ma aspetta che i tonni si siano feriti fra loro a causa del loro agitarsi e che siano esausti. Quando i tonni affiorano e il rais comanda l'inizio della mattanza, il cialomatore intona una nenia diversa e comincia l'arpionamento. I tonnaroti si dispongono in gruppi di 4 coppie. Le coppie più centrali sono gli arringatori, dotati di arpioni più corti (i crocchi d'arringare), che per primi afferrano il tonno a livello della testa. Le coppie più esterne usano degli arpioni lunghi circa due metri, i crocchi, che afferrano il tonno più in basso. Quando il tonno è in bilico sulla fiancata della muciara, gli arringatori lo afferrano per le pinne dorsali, e con un movimento lesto e deciso lo fanno cadere all'interno dell'imbarcazione, stando ben attenti ad evitare i suoi micidiali colpi di coda. Nella camera della morte spesso è presente un pesce spada, che precede i tonni e che spetta di diritto al rais. Ben presto l'acqua si tinge di rosso a causa delle ferite provocate dagli arpioni. Quando l'ultimo tonno viene issato a bordo e il rais fischia la fine della mattanza, i tonnaroti si tuffano nel mare rosso di sangue, come rito di ringraziamento. La mattanza è una tecnica di pesca antica e faticosa; anche se appare crudele essa è molto più rispettosa del ciclo riproduttivo dei tonni di quanto non lo sia la pesca moderna.  Nella vostra crociera alle Egadi, non perdete l'occasione di assistere a questo antichissimo rito.

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