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Mediterraneo

Pianosa e le Pelagose

Le Tremiti lontane

Pianosa è la più piccola delle Isole Tremiti ed è situata a circa 10 miglia nautiche dalle coste di Capraia e a 20 da quelle del Gargano. L'isola, completamente disabitata, è lunga circa 700 metri e larga 300, per circa 13 ha di terre emerse. Si tratta di un'isola rocciosa e piatta (da cui il nome), alquanto brulla in quanto periodicamente sommersa dalle onde durante le tempeste. La vegetazione, infatti, è limitata a qualche pianta succulenta e a piantine di cipolle selvatiche, manca completamente la macchia mediterranea, mentre la fauna è costituita soprattutto da rettili, uccelli marini e qualche rapace.  All'aspetto brullo della superficie, dove la roccia calcarea impregnata di sale consente la sopravvivenza a pochissime specie, corrisponde una grande ricchezza di vita marina. L'isola è riserva marina integrale fin dal 1989. Non è possibile avvicinarsi a meno di 500 metri da Pianosa, a meno che non si sia in possesso di speciali permessi o non si venga accompagnati. La zona di interdizione alla navigazione è segnalata da boe ed all'interno di questa zona è anche vietata la pesca e qualsiasi attività subacquea. Le rigide regole della riserva marina contrastano con la storia recente di Pianosa. I fondali attorno all'isola, infatti, sono disseminati di relitti (per lo più della seconda guerra mondiale) e di materiale bellico che, con la corrosione, può liberare sostanze tossiche. L'isola, inoltre, è stata spesso utilizzata come poligono di tiro. Questa situazione contraddittoria è attualmente oggetto di discussione ed è sempre più chiaro che per assolvere pienamente al compito di area di ripopolamento le acque attorno all'isola andrebbero bonificate.
A poco più di 20 miglia marine da Pianosa troviamo il piccolo arcipelago delle Pelagose. Queste piccole isole, che hanno molto in comune con le Tremiti ed appartengono alla stessa piattaforma geologica, sono state a lungo contese nel XIX e XX secolo, per poi passare definitivamente alla Jugoslavia ed infine alla Croazia, dalle quale distano molto di più che dall'Italia. L'arcipelago delle Pelagose è formato da tre isole maggiori (Pelagosa Grande, Pelagosa Piccola e Caiola) e da tredici scogli più piccoli. L'isola di Pelagosa Grande (Palagruža Velika in croato) condivide con l'Isola di Pianosa la forma stretta ed allungata ma è lunga circa il doppio (1400 mt) e, soprattutto, un aspetto tutt'altro che pianeggiante. Infatti, malgrado i soli 300 metri di larghezza, il picco maggiore dell'isola (Monte Castello) sfiora i 120 metri. L'aspetto dell'isola che ne risulta è quella di una lunga e ripida cresta montuosa che emerge dal mare, sulla cui sommità è situato il più grande faro dell'Adriaticoo, costruito dagli austriaci nel 1875. In questo faro, ancora funzionante, sono stati ricavati anche due piccoli appartamenti che vengono affittati ai turisti e che, durante l'estate, diventano gli unici abitanti di questa isola. Pelagosa è circondata da acque pericolose che possono rendere molto difficile l'approdo. Questo non scoraggia i pochi turisti che durante i mesi estivi raggiungono in barca l'isola e la sua unica isolatissima e deserta spiaggetta di sabbia dorata. Il clima di Pelagosa è particolarmente mite, quasi subtropicale, con inverni molto miti ed estati calde. La vegetazione assomiglia in parte a quella della murgia pugliese, nonchè alle aree del Mediterraneo a sud di Creta, Gibilterra e anche in parte del Nord Africa. Anche la flora è di tipo subtropicale con oleandri (Nerium oleander) e euphorbia arborea (Euphorbia dendroides) ed alcune specie vegetali endemiche, come un tipo di centaurea. Il ripido pendio delle colline ha messo le terre emerse al riparo dalle mareggiate e questo, unitamente alle difficoltà nell'accesso all'isola da parte dell'uomo, ha consentito la conservazione di alcune specie vegetali, fra le quali una dozzina di specie di orchidee selvatiche nane. Per quanto riguarda la fauna essa è costituita soprattutto dalla lucertola nera o lucertola adriatica (Podarcis melisellenis) e dalla lucertola comune (podarcis sicula). Ugualmente ricchi sono i fondali attorno all'isola, dove non esistono i divieti di Pianosa. Anche in questi fondali si trovano relitti e residuati bellici e su questi fondali ha riposato il sommergibile italiano Nereide, affondato con 35 uomini di equipaggio nel 1915, ad opera di una silurante austriaca. Il relitto del Nereide è stato recuperato 57 anni dopo, nel 1972, a meno di 300 metri dalla costa di Pelagosa. Nel Nereide vennero rinvenuti i resti di solo 10 dei 35 componenti l'equipaggio: gli altri corpi vennero probabilmente dilaniati e dispersi dall'esplosione o perirono nel vano tentativo di riemergere. Secondo un'antica leggenda a Pelagosa sarebbe seppellito l'eroe omerico Diomede, re di Argo. abitata. La leggenda è legata al ritrovamento di un frammento di vaso greco riportante il nome di Diomede. Sull'isola sono comunque stati rinvenuti reperti risalenti al neolitico, nonchè tracce di insediamenti greci, romani e medievali. I resti di un piccolo tempio romano sono ancora visibili a poca distanza dall'unica spiaggia. Furono i Borboni a tentare di popolare l'isola, dove si stabilì un nucleo di pescatori provenienti da Ischia, che vi rimase fino alla fine dell'800, quando l'ultimo abitante l'abbandonò. Nel 1872 l'isola venne occupata dagli austriaci, che si limitarono a costruirvi il faro. senza alcuna reazione da parte italiana. Pelagosa tornò italiana alla fine della Prima Guerra Mondiale. Il fascismo fece un altro tentativo di ripopolamento dell'isola, trasferendo alcuni pescatori provenienti dalle Isole Tremiti e costruendo una chiesetta, un osservatorio astronomico e due piccoli edifici, tuttora in piedi. I pescatori abbandonarono l'isola con il passaggio alla Jugoslavia, nel 1947 e da allora l'Isola è disabitata, con l'eccezione del personale del faro. Nel trattato di pace venne stabilito che, nelle acque intorno a Pelagosa, i pescatori italiani avrebbero goduto degli stessi diritti di quelli croati, consuetudine ancora rispettata. Così oggi Pelagosa rimane ancora una volta avvolta solo dal suono del mare, tanto che pare quasi che questo arcipelago piccolissimo, sperduto nel bel mezzo dell'Adriatico, non appartenga ad altri se non a se stesso ed alla sua millenaria ed incantata solitudine.

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